venerdì 7 novembre 2014

"O si fa un fronte comune con un programma unitario anti-euro o si fa il gioco del nemico".A. Maria Rinaldi



"La gabbia nella quale siamo prigionieri credo sarà scardinata proprio dai francesi"




L’unione monetaria è al termine, ma l’uscita non sarà determinata dalla nostra volontà. Il Professor Antonio Maria Rinaldi, Professore straordinario di Finanza Aziendale all’Università Gabriele D’Annunzio di Pescara e di Economia Politica alla Link Campus di Roma, individua nella Francia il paese che porterà al crollo dell’euro.

 
- Professore, partiamo dalla legge di stabilità. E’ stato detto dal Governo che la manovra economica comporterà 18 miliardi di euro di tasse in meno e avrà un effetto espansivo sull’economia italiana. Lei cosa ne pensa? 
 
Innanzitutto bisogna vedere da dove viene la copertura per quei 18 miliardi di euro. Il governo non tiene conto del moltiplicatore fiscale. La diminuzione della tasse è frutto di tagli di spesa e il FMI ha ricordato che l’effetto del moltiplicatore fiscale non è dello 0,5, come ha stimato il Governo, ma dello 1,7. In parole povere, per ogni euro che viene sottratto alla spesa pubblica, nella situazione di recessione attuale l’effetto negativo del moltiplicatore sarà maggiore di quello dichiarato dal Governo e aumenterà gli effetti deflattivi dell’economia italiana, già duramente provata.

 
- Bruxelles ha mandato una lettera di chiarimenti sulla legge di stabilità, nella quale si chiede al Governo italiano una correzione del livello di deficit. Il Governo ha risposto con una lettera d’intenti promettendo una correzione dello 0,3%. Secondo lei sarà sufficiente come impegno o corriamo il rischio di un commissariamento? Può verificarsi la situazione a cui andò incontro il Governo Berlusconi nel 2011 con una lettera di richiamo, oppure potremmo avvicinarci all’esperienza greca con un’entrata in scena della Troika?
 
Siamo già commissariati da molti anni ormai, anche se possiamo andare incontro a un livello ancora maggiore di commissariamento. Mi sarebbe piaciuto vedere nella lettera del Governo italiano alla Commissione, una risposta simile a quella contenuta nella lettera della Francia all’UE, che ha mandato un segnale chiaro a Bruxelles, dichiarando che non intende perseguire politiche di rigore che vanno contro l’interesse della Francia. La Francia è nelle condizioni di poter fare gli interessi dei francesi e non quelli della Commissione Europea. Noi andiamo lì con il cappello in mano a giustificarci. La Troika non è una novità nel nostro Paese, quando Berlusconi paventò un’uscita dell’Italia dall’unione monetaria, gli arrivarono le lettere da Bruxelles. Monti subentrò su ordine dell’Europa, di fatto mettendoci in una condizione di colonia dei paesi del Nord Europa.

 
- Secondo lei il Governo continua a puntare su riforme economiche che stimolano il lato dell’offerta e trascurano la domanda interna? Che effetti avrà l’abrogazione dell’art.18 sotto l’aspetto economico, ed è vero che farà ripartire l’economia?
 
Le riforme sono opzioni da perseguire, ma non in questo momento. Sono necessarie quando si verificano cicli economici che permettono di assorbirne i costi. Prendiamo la riforma del mercato del lavoro che sta approvando il Governo, in questo momento avrebbe un effetto devastante sul costo del lavoro. Questo progetto fa parte di un disegno più ampio, che vuole che la competitività passi solo dalla svalutazione interna, ovvero una svalutazione del costo del lavoro. E’ il passo finale, dopo che aziende estere si sono impossessate per un tozzo di pane delle industrie italiane. L’ipotesi che si è fatta in questi giorni di limitare il diritto allo sciopero è una “bestemmia” che viola anche un diritto garantito dalla Costituzione.
 
 
- E’ di questi giorni la notizia che la Mercedes ha comprato il 25% di MV Agusta. La svendita dell’industria italiana prosegue. Quali effetti ha questa politica di cessione delle partecipazioni italiane nell’industria?
 
Abbiamo visto molte quote di mercato dell’economia italiane comprate dai capitali cinesi, russi,  americani e arabi, ai quali fanno gola i marchi italiani considerati di estremo valore. Purtroppo le  società italiane sono strette dalla morsa del credito e non hanno il supporto del mercato interno. Ci siamo affidati a un modello economico che non tiene conto delle esigenze dell’economia italiana. Siamo sicuri che sia estremamente proficuo da un punto di vista contabile cedere partecipazioni di aziende dello Stato, che hanno utili superiori rispetto al costo del debito che si va ad abbattere? Solo un pazzo potrebbe fare quest’operazione.

 
- Gli stress test effettuati dalla BCE bocciano MPS e CARIGE. Lei crede che le due banche siano state gestite in maniera inoculata e quale scenario prevede per il sistema bancario italiano?
 
Sapevamo già da tempo che le due banche in questione erano oggetto di critiche ed era prevedibile una bocciatura negli stress test. Lancio una provocazione: se le 417 banche tedesche dei Land, fossero state sotto i poteri ispettivi della Banca d’Italia, quante non avrebbero passato gli stress test? Credo molte di queste, nonostante abbiano sempre ricevuto dal governo tedesco grandissimi contributi. Questa potrebbe essere l’occasione per il nostro Paese di tornare ad avere una banca pubblica con il passaggio di Carige e Mps nelle mani pubbliche, visto che ci siamo scioccamente privati di tutte le nostre banche pubbliche.

 
- Die Welt prima e The Spectator poi scrivono che l’Italia non ha più alcuna ragione di rimanere nella moneta unica. Ci avviciniamo alla fine dell’euro?
 
I giornali stranieri hanno perfettamente ragione e sono d’accordo con loro. Credo purtroppo che l’Italia non abbia la capacità e la forza politica di prendere una decisione autonoma in questo passaggio. La gabbia nella quale siamo prigionieri credo sarà scardinata proprio dai francesi. I francesi hanno annunciato che non rispetteranno il limite di deficit del 3%. Questa decisione, potrebbe comportare un aumento del debito fino al 100% sul PIL, e gli unici strumenti all’interno dell’euro per ridurre i livelli di debito sono i tagli alla spesa pubblica e l’aumento della pressione 
fiscale . Saranno i francesi a far saltare l’unione monetaria, perché non saranno più disposti a tollerare questa politica economica, e si riprenderanno la sovranità monetaria così da poter gestire il debito senza attuare le politiche di austerità . Noi ancora non abbiamo la forza per farlo.

 
- Un precedente a cui spesso si ricorre per descrivere l’attuale situazione è quello dello SME nel 1992, considerato il padre dell’Euro. All’epoca uscimmo da quell’accordo di cambi fissi, sotto la gestione di un governo tecnico presieduto da Amato, dopo che la finanza speculativa internazionale comprò molti pezzi dell’IRI e delle partecipazioni statali. Secondo lei andiamo incontro allo stesso epilogo di allora?
 
In quel caso venne fatta una difesa ad oltranza dello SME, che ci costrinse a chiedere un prestito al Fondo Monetario Internazionale, rimborsato con gli interessi, e prosciugò le riserve valutarie della Banca d’Italia. Non a caso appena uscimmo da quel sistema la lira svalutò del 22%, l’inflazione si attestò al 4% , e questo dato smentisce anche i gufi che accostano una svalutazione della moneta all’ iperinflazione. La svalutazione diede un impulso incredibile al PIL italiano e i livelli di occupazione crebbero enormemente. La nostra economia iniziò a far paura e ci furono pressioni tedesche per farci rientrare nello SME, ingabbiandoci di nuovo. Il problema dell’uscita dall’euro sarà la gestione di un evento che non sarà determinato dalla nostra volontà, e non vorrei che si richiamassero Prodi o Amato a gestire questo passaggio, perché in quel caso ci troveremmo in tasca direttamente il marco tedesco.

 
- Alla luce delle dichiarazioni di Fassina e Cuperlo, che hanno espresso posizioni critiche nei confronti dell’euro, esiste secondo lei la possibilità di costruire un fronte comune per la sovranità monetaria che vada da destra a sinistra?
 
Chiunque ha la possibilità di trovare il sistema per raggiungere questo obbiettivo e salvaguardare il bene comune, è benvenuto. Mi auguro questa ipotesi, ma l’Italia è il paese dei guelfi e ghibellini. Credo che sarà estremamente difficile attuare questo processo culturale. O si fa un fronte comune con un programma unitario con questo obiettivo o si fa il gioco del nemico. Sono felice che Fassina abbia preso questa posizione, perché ha dimostrato che nel PD ci sono ancora persone che fanno gli interessi del Paese. La mia domanda è: ma il PD è ancora di sinistra?

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